Scrittura ed esperienze personali

John Maxwell Coetzee, scrittore sudafricano premio Nobel per la letteratura nel 2003, un giorno durante un’intervista dichiarò: «Tutta l’autobiografia è narrazione, tutta la scrittura una massiccia impresa di scrittura autobiografica che riempie una vita».

In altri termini, Coetzee dice che ogni autore è capace a scrivere solo di sé stesso. Non importa che lo faccia in maniera indiretta, magari dipingendosi come l’uomo o la donna che avrebbe sempre voluto essere, o in maniera diretta, come nel mio caso. Ciò che conta è tenere a mente che l’atto del raccontare non può prescindere dall’esperienza di vita del narratore. Così come Melville scrisse di spaventose balene bianche perché proprio di cetacei fu pescatore, anche io, seppur lontana dal poter riferire di storie fantastiche come quelle del capitano Achab e del terribile Moby Dick, parlo nei miei libri delle mie avventure e di quanto questo mondo possa davvero essere un luogo incredibile.

A volte penso di aver vissuto solo per poterlo un giorno raccontare. Fin da giovanissima ho avuto la sensazione che nella mia vita ci fosse qualcosa di unico e speciale, qualcosa che valeva la pena condividere. Forse tutti noi lo pensiamo. Per quel che mi riguarda, posso affermare di aver atteso a lungo il momento in cui avrei finalmente impugnato la penna e iniziato a scavare nella mia memoria. Ma non crediate che abbia osservato passivamente l’età inesorabile avanzare! Al contrario, ho vissuto con passione ogni secondo della mia vita catalogando centinaia, forse migliaia, di esperienze comuni, o fuori dal comune, e registrando col cuore almeno un miliardo di emozioni. Quelle emozioni, quelle storie, le ho portate con me e sono finite nei miei libri. Ma non tutte…

Quando riflettevo al mio ultimo romanzo, del quale non posso ancora svelare il contenuto, mi sono resa conto che non avrei mai e poi mai potuto dedicare spazio ad ogni singolo avvenimento accadutomi in quei mesi. Ho cercato così nella mia memoria i momenti che hanno maggiormente caratterizzato il periodo in questione e tra loro ho scelto quelli più marcanti a livello emotivo. In questa mia cernita, ho dunque creato una gerarchia degli eventi e, in qualche modo, oscurato volontariamente alcuni episodi per metterne in luce degli altri. Così facendo ho compreso che ogni scritto, dichiaratamente autobiografico o meno, nasce prima di tutto da un’accurata selezione. È questo infatti che faccio ogni volta che scrivo: rifletto, scelgo, sottolineo e depenno. Il resto poi viene da sé.

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