Il Blog di Dafne Edizioni

Sei sicuro di sapere chi sia un ghostwriter?

Il termine ghostwriter spesso genera curiosità, soprattutto nelle persone che non conoscono le dinamiche che regolano il mondo dell'editoria e della scrittura. In effetti il ghostwriter, anche conosciuto come "scrittore fantasma", è una figura misteriosa che lavora nell'ombra: scrive libri su commissione e non può vantare alcun diritto sulle opere da lui create poiché appartengono a chi ne commissiona la stesura.

Autore e scrittore, quindi, non sempre sono sinonimi...

Proprio così. Quante volte, entrando in libreria, ti sei meravigliato nel vedere come artisti, attori, personaggi dello spettacolo e sportivi siano magicamente ed improvvisamente diventati scrittori? I loro libri, spesso dominati da un primo piano accattivante dell’autore, finiscono quasi sempre negli scaffali più in vista, con tanto di locandina pubblicitaria a segnalare un’imperdibile nuova opera letteraria.

Ma chi si nasconde davvero dietro a questi libri?

Non è giusto generalizzare, ma la penna che in molti di questi casi si occupa della stesura del testo è quella di qualcuno che sa davvero come scrivere un libro e pubblicarlo, qualcuno del mestiere che è stato ingaggiato per farlo “nell’ombra”: un ghostwriter. Sì, perché nessuno può improvvisarsi scrittore con risultati degni della considerazione di un editore che ne disponga un approfondito lavoro di editing e correzione bozze. Se è vero che il nome di un personaggio famoso può aprire molte porte, anche le più impensabili, è altrettanto vero che commissionare la scrittura di un libro a un ghostwriter è certamente più semplice e garantisce un risultato di qualità che non è sempre scontato con un lavoro di editing, seppur ottimo, su un testo scritto da una mano alle prime armi. Quindi, anche nel caso in cui il personaggio famoso di turno abbia voluto dar sfoggio delle proprie abilità letterarie, è molto probabile che il testo sia stato preso e riscritto per intero grazie a un serio lavoro di ghostwriting.

Nessuno di noi saprà mai se tutti i nomi che troviamo stampati sui libri delle grandi librerie siano i veri autori dei loro libri, ma una cosa è certa: dietro ad ogni libro c’è un lavoro di editing, correzione bozze e/o ghostwriting che si rispetti.

A questo punto, chi sia il vero autore poco importa (o a pochi importa) purché la trama sia interessante e il libro diventi un bestseller. Il ghostwriter è e resterà per sempre un fantasma... nascosto tra le pagine di libri non suoi.

Il ghostwriter è a tutti gli effetti uno scrittore che ha deciso liberamente di mettere il proprio talento a disposizione di coloro che hanno molto da raccontare e che, per soddisfare un desiderio personale o più semplicemente per motivi di lavoro, vogliono mettere nero su bianco i propri pensieri.

Perché affidarsi a un ghostwriter, quindi? La ragione è alquanto semplice. Pensa per un istante alla tua cerchia di amici e conoscenti: se sei una persona socievole, impegnata in molte attività e se frequenti molte persone è probabile che tu conosca qualcuno che si cimenta nella scrittura (forse una, massimo due persone…giusto?); se invece sei più riservato e hai pochi amici, potresti non conoscerne nessuna. Quante persone, però, avrebbero storie interessanti da raccontare? Probabilmente, quasi tutte. È facile intuire, quindi, che davvero pochi hanno vere capacità per poter scrivere un libro mentre quasi tutti avrebbero molto materiale interessante per la stesura di romanzi, autobiografie e molto altro.

È proprio qui che entra in gioco la figura del ghostwriter. Inutile negare la realtà e sprecare tempo prezioso improvvisandosi scrittori perché il risultato più probabile sarà la frustrazione di vedere un testo confuso, fragile, lacunoso... Chi desidera raccontare la propria storia personale o quella della propria famiglia, chi vuole sviluppare la trama di un possibile romanzo che frulla in testa da mesi, chi vuole creare un opuscolo o un manuale per illustrare e incrementare la propria attività dovrebbe rivolgersi a uno scrittore professionista che sappia come scrivere un libro e pubblicarlo. Ebbene, il ghostwriter è colui che ha le competenze, la professionalità e le capacità per fare tutto ciò.

Affidarsi a un ghostwriter significa mettere la propria storia nelle mani di un professionista che:

  • Conosce le tecniche narrative
  • Sa adattare il proprio stile al genere di testo richiesto
  • Sa trutturare e scrivere un libro perché ne ha le capacità e le competenze
  • Valuta, divide e seleziona gli aspetti salienti della storia dai dettagli inutili
  • Lavora mesi per creare una vera opera letteraria, degna di essere presa in considerazione dagli editori

Scrivere un libro è un vero e proprio lavoro che necessita di tempo, di capacità, di professionalità. Non basta coltivare il sogno di diventare scrittori per esserlo davvero. Il ghostwriter è una vera e propria figura professionale che, forte del proprio talento e delle competenze acquisite nel tempo, è in grado di strutturare e sviluppare in toto un’opera letteraria.

Dopo aver raccolto il materiale necessario, si dedicherà a un attento studio dello stesso e solo successivamente elaborerà lo scheletro dell’opera per poterne iniziare la stesura. Un vero scrittore sa selezionare le informazioni, distinguendo quelle principali da quelle marginali, sa utilizzare lo stile adatto al genere di testo che dovrà sviluppare e al target di lettori a cui si rivolgerà. Ma, soprattutto, un vero scrittore lavorerà tutto il tempo necessario per creare una vera e propria opera letteraria. Non ore o giorni, ma mesi.

Non posso svelare tutti i segreti del mestiere, ma un consiglio voglio dartelo: affida la tua storia a un servizio di ghostwriting serio e professionale che saprà davvero come scrivere un libro e pubblicarlo.

Il mestiere del ghostwriter si svolge nell’ombra e termina nell’oblio: il committente rimarrà per sempre l’unico autore dell’opera e in caso di pubblicazione ne riceverà tutti gli onori, mentre allo scrittore rimarrà soltanto la soddisfazione personale di vedere il successo delle opere create. Ma non dimenticate...l’anima e l’abilità del ghostwriter rimarrà per sempre nascosta tra le righe del libro.

Di scrittori improvvisati ce ne sono molti, mentre i ghostwriter di professione non sono poi così frequenti. Immagino che tu sia approdato su questo sito o direttamente su questa pagina perché sei alla ricerca di un servizio di ghostwriting serio e speri di trovare qualcuno che sappia davvero come scrivere un romanzo, un’autobiografia, una storia famigliare, giusto?

Si sa, in rete si può trovare davvero ogni cosa e soprattutto per chi fa questo lavoro, internet è il principale se non l’unico strumento per farsi conoscere e per trovare nuovi clienti. Il ghostwriter, infatti, è una figura professionale non comune: spesso lavora in solitario, magari in un piccolo studio ricavato tra le mura domestiche e di frequente predilige scrivere nelle ore notturne, quando tutto tace e l’ispirazione arriva più in fretta. Ciò significa che non troverai lo scrittore che stai cercando facendoti una passeggiata in centro città o tra gli uffici di un palazzo.

Se sei capitato sul mio sito cercando un servizio di ghostwriting, avrai certamente letto altre decine o forse centinaia di articoli, blog e annunci di persone che dichiarano di essere ghostwriter. A chi affidarsi allora? A dir la verità, nel mare magnum di internet non è così semplice e immediato poter distinguere chi sa realmente come scrivere un libro da chi vanta competenze ed esperienze che non ha.

Ecco allora qualche semplice consiglio che voglio darti per riconoscere un servizio di ghostwriting davvero affidabile:

  • Diffida di chi lavora a prezzi troppo bassi perché probabilmente non ha nessun tipo di esperienza: non conosce la mole di lavoro necessaria per scrivere un libro né tempistiche veritiere per svolgere seriamente l’incarico.
  • Non fidarti di chi ti garantisce tempi di consegna troppo ristretti: scrivere un libro, qualsiasi sia il genere, richiede più tempo di quello che pensi.
  • Valuta attentamente chi sta dall’altra parte del pc o del cellulare attraverso le sue parole: non sottovalutare mai l’importanza di risposte scritte poiché sono un potente strumento per comprendere la serietà e le reali capacità dell’interlocutore. Mail poco curate nella forma e nel contenuto, sgrammaticate o troppo informali rivelano spesso la vera natura di una persona che vuole fingersi scrittore a tue spese.
  • Meglio prediligere chi ha un sito internet, un blog, una pagina aziendale sui social perché spesso denota un professionista che lavora a tempo pieno come scrittore e non per hobby o per arrotondare.
  • Non affidarti a chi cerca clienti attraverso brevi annunci su piattaforme, dove l’informazione fondamentale è “tempi ristretti e prezzi modici”.

Questi semplici consigli sono dati sulla base della mia esperienza personale. Infatti, ho ricevuto cv di persone che si candidavano spontaneamente per il ruolo di ghostwriter e si presentavano in poche righe scarne e scritte frettolosamente, piene di errori grammaticali e senza nessuna cura.

Non lasciarti sedurre da offerte economicamente troppo convenienti e tempistiche eccessivamente ristrette: meglio investire il tuo denaro in un servizio di ghostwriting di qualità per non rischiare di gettare all’aria i tuoi soldi e i tuoi progetti.

Ogni giorno rispondo a mail e telefonate di utenti che mi contattano per avere informazioni in merito al servizio di ghostwriting. Le richieste che ricevo sono tutte molto simili tra loro e di solito assomigliano a qualcosa come “cerco un ghostwriter perché vorrei scrivere un libro (sulla mia vita, se chiedono un’autobiografia). Sto cercando uno scrittore che sappia come scrivere un libro e pubblicarlo perché io non ne sono capace. Vorrei sapere quanto costa e come funziona il servizio di ghostwriting”. Una richiesta normalissima, probabilmente uguale, se non nella forma almeno nella sostanza, a quelle che molti professionisti e lavoratori autonomi ricevono ogni giorno. Ebbene, arriviamo al nocciolo della questione.

Analizzando la richiesta, vediamo come l’utente chieda inizialmente aiuto e successivamente formuli la domanda che più gli sta a cuore e che possiamo parafrasare così: “quanto dovrei sborsare per veder nascere il mio capolavoro?”. Assolutamente normale e giusto voler conoscere il prezzo di un servizio per valutarne la fattibilità. L’invio del preventivo di solito comporta diverse reazioni: c’è chi sparisce per sempre nel nulla, chi accetta senza batter ciglio e chi, senza avere la minima idea di cosa significhi scrivere un libro, tenta la strada della controproposta al ribasso: “Io pago al massimo €5 a pagina, che è già tanto perché so di scrittori che costano anche meno” (conversazione realmente avvenuta...).

È assolutamente lecito chiedere un preventivo per la stesura del libro che da sempre si sogna di poter stringere a sé, frutto della propria fantasia o della propria storia personale e famigliare, fiduciosi che in un futuro più o meno vicino ciò possa realizzarsi. Tutt’altra storia, invece, chiedere informazioni pretendendo di decidere prezzi e tempistiche, senza il minimo rispetto per il lavoro altrui.

Ciò che mi sta più a cuore, però, è spiegare cosa significhi davvero scrivere un libro: il primo passo è raccogliere il materiale su cui dovrà essere costruita la storia; segue una fase di studio, valutazione e approfondimento per poter creare lo scheletro del libro; solo alla fine di questo lungo processo inizierà la stesura vera e propria che durerà diversi mesi e che comporterà una costante collaborazione con il committente. Una volta che il testo sarà terminato verrà svolta la correzione bozze, una revisione totale ed approfondita per rendere il libro perfetto in ogni dettaglio.

Ecco perché chiedere a un ghostwriter di scrivere un libro non può essere considerato un capriccio a buon mercato.

Adoro i sogni ad occhi aperti... Sognare significa ravvivare costantemente il fuoco della nostra esistenza, ma spesso i sogni s’infrangono contro la dura realtà: stringere tra le mani il proprio libro non ha prezzo, ma solo se riesci a scriverlo da solo!

Mi capita spesso di ricevere mail di persone che chiedono informazioni riguardo al servizio di editing e correzione bozze. Specificano quasi sempre che il loro manoscritto necessita soltanto di una rilettura per correggere eventuali errori o, eventualmente, di qualche piccola modifica nella trama, ma nulla di più. Leggendo le loro parole sembra che sappiano perfettamente come scrivere un libro, ma grazie ad anni di esperienza posso affermare che la mail di richiesta informazioni è spesso predittiva del futuro lavoro sul testo.

Infatti, molti dei manoscritti inviati a seguito di mail approssimative e frettolose si rivelano il più delle volte papiri sgrammaticati, caotici e deboli sia dal punto di vista sintattico sia narrativo. Che fare, allora? Di solito propongo al cliente di affidarsi al mio servizio di ghostwriting poiché editing e correzione bozze non sarebbero sufficienti per trasformare uno sfortunato tentativo letterario in un’opera degna di questo nome.

Perché sprecare la possibilità di avvalersi di un ghostwriter che renda onore a storie interessanti?

Molti di questi testi, infatti, nascondono trame avvincenti e un buon lavoro di ghostwriting potrebbe trasformarli in libri di vero successo. Spesso, se si è alle prime armi e le proprie doti di scrittura non danno risultati soddisfacenti, avvalersi di un bravo ghostwriter si rivela conveniente anche per il committente stesso. La ragione di ciò? Semplice: un lavoro di editing non comporta la riscrittura totale del testo, ma soltanto cambiamenti e rielaborazioni più o meno approfondite e incisive, quindi la qualità del testo di partenza dovrebbe comunque essere buona. Se così non è, la scelta migliore che un committente può e dovrebbe fare è sicuramente quella di affidare il testo a un ghostwriter che lo riscriva da capo a piedi.

In fondo, il ghostwriter non potrà mai rivendicare nessun diritto sul testo e il suo nome non comparirà in nessun modo. L’autore del testo sarà sempre e solo il committente, che godrà di tutti gli onori di una possibile pubblicazione e dei guadagni derivanti dalle vendite.

Chissà... Forse mettere da parte il proprio orgoglio e accettare di farsi seguire da un ghostwriter serio e di esperienza potrebbe essere il primo passo verso la scalata alle classifiche...  

Quale aspirante scrittore non desidera pubblicare il proprio libro con una casa editrice di rilievo? Purtroppo, però, essere presi in considerazione dagli editori non è semplice come sembra. In effetti, il primo pensiero che sorge spontaneo nella mente di chi non conosce il settore è spesso il seguente: “Se il mio libro è scritto bene e la trama funziona, mi risponderanno di certo”. In teoria dovrebbe essere così, ma nella pratica non lo è affatto. Ti stai chiedendo perché? La risposta è semplice: perché le caselle mail degli editori sono invase ogni giorno da decine di testi, molti dei quali saranno scartati tramite una veloce scrematura. In fondo, non è umanamente possibile leggere e valutare approfonditamente ogni singolo manoscritto per scovare possibili bestseller.

Quindi, se vuoi essere certo di non commettere passi falsi, dovresti rivolgerti a un agente letterario.

L’agente letterario, infatti, è una figura professionale interna al settore editoriale. Esperto conoscitore delle dinamiche che regolano l’editoria, sa esattamente come presentarti a un editore per offrirti reali chance di risposta positiva. Prima di tutto, un buon agente letterario è in grado di riconoscere se un testo possieda tutte le caratteristiche necessarie per essere pubblicato e, in caso contrario, lo comunicherà all’autore e troverà con lui la soluzione migliore. In secondo luogo, si occuperà di presentare il manoscritto e l’autore in modo professionale e dettagliato, curandone gli interessi.

Le case editrici, infatti, non si accontentano di ricevere il file del libro allegato a una mail vuota o che riporta semplici informazioni di contatto. Anzi, questo è uno degli errori più comuni che molti scrittori esordienti commettono, oltre ad essere il modo più semplice per essere cestinati velocemente. Inutile dire che inviare una stessa mail approssimativa, scarna e uguale per tutti gli editori non darà una buona immagine di te né del tuo testo. Dimostrerai invece di non conoscere le linee editoriali delle case editrici a cui ti stai proponendo e darai l’impressione di approcciarti in modo superficiale e poco serio al mondo editoriale. Un atteggiamento che poco si addice al ruolo di autore...

Allora, come presentarsi a un editore per essere davvero presi in considerazione?

Semplice, affidandoti a un agente letterario professionista.

Scrivere un buon libro è il presupposto fondamentale per avere reali possibilità di pubblicazione: una trama ben strutturata, un linguaggio scorrevole, una narrazione fluida e avvincente sono caratteristiche certamente positive per chi deve valutare e approvare il testo. Sapere come scrivere un libro e pubblicarlo non è quindi così semplice e, per essere certo di agire nel modo corretto e non sprecare nessuna opportunità, dovresti rivolgerti a un agente letterario che curi i tuoi interessi. Se sei certo di riuscire a cavartela da solo o se hai già tentato di inviare il tuo manoscritto a una casa editrice e non hai ricevuto risposta, allora dovresti leggere quanto segue.

Ecco i cinque errori più comuni che gli aspiranti autori commettono nel proporsi agli editori e le soluzioni per evitare di gettare alle ortiche il tuo talento:

  1. INVIARE UN TESTO NON REVISIONATO: il primo passo da compiere prima di inviare un manoscritto alle case editrici è sottoporlo all’occhio esperto di un correttore di bozze e editor che corregga errori e refusi, che ti consigli eventuali modifiche alla trama, che lo giudichi con obiettività. Un testo corretto e ben curato è un ottimo biglietto da visita.
  2. LASCIARE IL CORPO DELLA MAIL VUOTO: è uno degli errori più ricorrenti perché in molti pensano che chi riceverà la mail sarà solo interessato al contenuto del manoscritto, quindi meglio evitare perdite di tempo... Al contrario, l’impressione che darai sarà quella di una persona superficiale e poco attenta ai dettagli, caratteristiche non positive per uno scrittore.
  3. NON SELEZIONARE LE CASE EDITRICI: ogni casa editrice ha una propria linea editoriale, che non sempre corrisponde al genere di testo che vuoi presentare, quindi informati e valuta attentamente il catalogo e la filosofia di ogni editore prima di contattarlo inutilmente.
  4. INVIARE LA STESSA MAIL A DECINE DI INDIRIZZI: su internet hai trovato migliaia di case editrici e, per risparmiare tempo, hai deciso di inviare un’unica mail a tutti. Questo è un errore che potrebbe costarti caro poiché è sempre buona norma contattare ogni casa editrice singolarmente, dimostrando di conoscerne le caratteristiche e le linee guida per l’invio dei manoscritti.
  5. SOLLECITARE UNA RISPOSTA: i tempi di risposta delle case editrici sono parecchio lunghi, dai 4 ai 6 mesi circa, quindi è inutile e controproducente sollecitare una risposta, che spesso arriverà solo se positiva.

Se leggendo questo elenco hai riconosciuto di aver commesso uno o più passi falsi, se hai tentato di scrivere una lettera di presentazione ma non sai se il risultato sia stato davvero soddisfacente, se nessuna casa editrice ti ha risposto, allora dovresti valutare seriamente di affidarti a un agente letterario esperto che ti aiuti a valorizzare il tuo talento e ti segua passo passo nella tortuosa strada della pubblicazione.

Solo così sarai certo di inviare un manoscritto in modo efficace e di presentare il tuo libro con professionalità.

Il sogno di ogni scrittore è quello di pubblicare il proprio libro e trovarlo sugli scaffali di librerie importanti. Ma è così semplice? Ovviamente no e ne sono consapevoli tutti quelli che hanno tentato di inviare un manoscritto alle case editrici e non hanno mai ottenuto risposta. È per questo che sempre più autori decidono di pubblicare il proprio libro autonomamente sulle principali librerie digitali. Tutto ciò è possibile grazie alle nuove tecnologie, alla nascita dell’e-book e alla semplicità con la quale chiunque abbia dimestichezza nell’uso del pc può pubblicare e vendere il proprio libro a un’ipotetica platea di milioni di lettori.

Ma è davvero tutto così immediato? Se così fosse, l’editoria tradizione non avrebbe più ragione d’esistere e, invece, è fortunatamente ancora viva. Cerchiamo di capire insieme i pro e i contro delle due alternative, tralasciando l’annosa diatriba interna all’editoria tradizionale che vede la pubblicazione a pagamento contro la pubblicazione gratuita (argomento che affronterò più avanti in un altro post).

 
EDITORIA TRADIZIONALE

PRO:

  • Valutazione del manoscritto da parte di editor professionisti
  • Scrematura opere (i testi senza minimi requisiti vengono scartati)
  • Revisione testo e assegnazione codice ISBN
  • Pubblicazione cartacea e digitale (e-book) su decine di librerie online
  • Eventi di presentazione del libro organizzati dall’editore
  • Interviste televisione e radiofoniche per pubblicizzare l’opera (solo editori medio-grandi)

CONTRO:

  • Percentuale dei diritti d’autore che si aggira generalmente tra il 3% e il 20%
  • Rete di vendita che varia in base all’importanza della casa editrice (piccoli editori con reti vendita insussistenti)
  • Editoria a pagamento: acquisto di centinaia di copie da parte dell’autore

 

SELF PUBLISHING

PRO:

  • Pubblicazione semplice e autonoma su decine di librerie online
  • Piattaforme con la formula print-on-demand per il cartaceo
  • Guadagni sulle vendite che variano dal 60% all’80%
  • ISBN fornito da alcune piattaforme di pubblicazione

CONTRO:

  • Nessuna valutazione del testo da parte di editor esperti, nessuna scrematura
  • Chiunque può pubblicare qualsiasi testo
  • Nessun tipo di pubblicità o presentazione: l’autore deve tentare di pubblicizzare l’opera da solo tramite i social, il passaparola e il voto dei lettori
  • Non ci sarà il marchio di una casa editrice ad assicurare la qualità del testo

 

In conclusione, i pro e i contro di scelte tanto diverse si bilanciano abbastanza, ma permettetemi di dire che non tutte le caratteristiche elencate hanno uguale peso.

Che dire del fatto che chiunque possa pubblicare libri senza mai aver sottoposto il testo al giudizio di un professionista? Non c’è forse il rischio di trovare in commercio libri sgrammaticati, deboli sotto ogni punto di vista... insomma, delle opere che opere certo non sono? Non è così che si danneggia e si svilisce la letteratura?

E che dire delle ridicole percentuali sul diritto d’autore riconosciute allo scrittore dai gruppi editoriali (piccoli, medi e grandi non fa differenza) o della richiesta di acquisto di centinaia di copie del proprio libro?

A ognuno l’ardua sentenza...

Scopo di questo articolo non è prendere posizione favorevole o contraria all’editoria a pagamento o all’editoria non a pagamento, come è molto di moda negli ultimi anni soprattutto sul web, ma l’intento è invece quello di spiegare perché, a mio avviso, sia sbagliato stigmatizzare a priori gli editori a pagamento ed elogiare quelli non a pagamento.

Generalizzare è sempre sbagliato: in tutti i settori c’è chi svolge il proprio ruolo con professionalità e competenza e chi no, c’è chi lavora onestamente e chi cerca di trarre il massimo profitto a discapito degli altri. Così succede anche nel campo dell’editoria. Vi sono editori a pagamento che, una volta incassata la somma concordata, fingono di seguire l'autore nel primo periodo e poi lo abbandonano a sé stesso; ci sono case editrici indipendenti che lavorano superficialmente e con poca professionalità perché si improvvisano editori e cercano di rifornire il più possibile il loro catalogo in attesa di scovare "l'opera del secolo".

Se, da un lato, è senza dubbio vero che gli editori indipendenti seri sono costretti a valutare con molta attenzione e valorizzare al massimo le opere sulle quali decidono di investire poiché solo le vendite potranno ripagarli del lavoro svolto, ciò non significa che le case editrici a pagamento non diano il giusto valore ai testi che pubblicano solo perché le spese sono inizialmente coperte dall’acquisto di copie da parte dell’autore. In fondo, la maggior parte dei nuovi libri lanciati sul mercato ogni anno escono proprio dalle grandi case editrici a pagamento e molti di questi sono libri degni di essere letti (spesso diventano best seller…), così come lo sono moltissimi di quelli pubblicati dai piccoli editori indipendenti. 

Ci sono però alcune verità innegabili:

  1. La maggior parte delle case editrici indipendenti sono realtà piccole e molto giovani, dinamiche, mosse da ideali che i grandi gruppi editoriali hanno spesso dimenticato. Faticano però a emergere tra i grandi colossi dell’editoria che offrono invece canali pubblicitari e di vendita ampi e articolati.
  2. Gli editori non a pagamento sono meno interessati alle mode del momento e puntano tutto sui contenuti di uno scritto. Gli editori a pagamento sono attenti alle dinamiche del mercato e puntano anche su libri che possano incontrare il favore di un’ampia platea di lettori.

Molti degli scrittori emergenti che cercano un editore con cui pubblicare credono che sia profondamente ingiusto pagare per trovare il proprio libro sugli scaffali e, ancor di più, vedersi riconoscere una misera percentuale sulle vendite (dal 3% al 20% circa).

Se, da un lato, sarebbe giusto che all’autore fosse riconosciuta un’alta percentuale di diritti d’autore così come dovrebbe essere compito della casa editrice investire solo su scrittori davvero talentuosi che possano ripagarli del lavoro svolto grazie alle vendite, d’altra parte mi domando come potrebbero mai quadrare i conti di un editore con decine di dipendenti e/o collaboratori se il 90% degli incassi sulle vendite fossero riconosciuti all’autore, al quale non è stato chiesto nessun contributo per la pubblicazione. Forse i guadagni degli editori indipendenti prescindono dalle vendite dei libri, ma derivano da attività complementari? E allora perché una casa editrice che pubblica gratuitamente dovrebbe seguire gli scrittori con più serietà rispetto ad altri?

Ci sarà a questo punto chi sostiene che l’editore dovrebbe impegnarsi per vendere migliaia di copie, ripagarsi così delle spese sostenute e guadagnarci... Come se ciò fosse possibile in un Paese in cui la metà dei lettori non legge più di tre libri all’anno.

In conclusione, ritengo che la diatriba tra EAP e NO EAP non abbia senso di esistere, poiché nessun scrittore è costretto a pubblicare a pagamento e può scegliere di rivolgersi a editori indipendenti o optare per il self publishing. Chi sceglie di pubblicare il proprio libro a pagamento (se il libro sarà ritenuto valido ovviamente...) avrà realizzato il proprio sogno né più né meno di chi si rivolge alle case editrici indipendenti: c’è chi rimarrà soddisfatto e chi no, ma ciò non potrebbe forse succedere con un editore non a pagamento che abbandona i libri al proprio destino perché non ha la forza economica di sostenere tutte le spese per la pubblicazione e un piano pubblicitario serio?

EAP o NO EAP non importa, la serietà di una casa editrice dipende dalle opere pubblicate, dalla forza letteraria che queste hanno, dalla cura per i dettagli e per i progetti in essere, dall’attenzione verso gli autori e i loro scritti, dai canali pubblicitari e dall’appoggio che offre ai propri scrittori nel lungo periodo.

Dopo aver capito come scrivere un libro ed esserti cimentato nell’impresa, è giunto il momento di scoprire se la tua storia ha davvero del potenziale, ma prima di iniziare questo lungo e tortuoso percorso fatto di incognite e, non di rado, di delusioni, ti consiglio di leggere e fare tue queste semplici regole d’oro per vivere al meglio questa splendida esperienza.  

NON MONTARTI LA TESTA: sei riuscito a scrivere una storia parecchio lunga che sembra funzionare? Vuoi chiamarla romanzo? Benissimo. Hai scritto un romanzo. Migliaia di persone scrivono romanzi ogni anno ma ciò non significa che questi manoscritti verranno pubblicati o diventeranno dei bestseller. La prima regola, quindi, è quella di non montarsi la testa e rimanere ben ancorati alla realtà. L’editoria è un mondo complesso e talvolta incomprensibile. Abbi fiducia nelle tue capacità, ma sii umile. Scrivere è un vero e proprio mestiere, i risultati si raggiungono con il tempo, con l’impegno e la dedizione.

METTITI SEMPRE IN DISCUSSIONE: il semplice fatto di essere riuscito ad abbozzare una storia di qualche decina o centinaia di pagine non fa di te uno scrittore. Sii fiero di ciò che hai scritto, ma non cantare vittoria. Un libro può considerarsi tale solo se un occhio esperto lo giudica degno di questo nome. Riponi il manoscritto in un cassetto per qualche mese e rileggilo a mente fredda, cercando di valutarlo con occhio critico. Un’opera d’arte non si crea in pochi giorni e anche quando crederai di aver dato il meglio di te, scoprirai che avresti potuto fare di più.

ACCETTA CONSIGLI E GIUDIZI: Quante persone hanno letto il tuo libro? Qual è stato il loro giudizio? Anche se chi conosci non è uno scrittore, un professore, un editor o un esperto del settore, un occhio esterno sarà in grado d’identificare punti deboli e criticità della storia. Accetta tutti i pareri, soprattutto da parte di persone che leggono molto e possono darti utili spunti per migliorare il testo.

FIDATI E AFFIDATI A UN EDITOR: l’editor è colui che si prenderà cura del tuo manoscritto, è un esperto del settore che analizzerà la trama sotto ogni punto di vista, la valuterà e ti restituirà un giudizio sincero e professionale. Ti aiuterà a migliorare e correggere errori e criticità della storia e dei personaggi, trasformando il testo in un vero libro. Fidati di lui, della sua esperienza e professionalità.

AFFIDATI A UN BUON AGENTE LETTERARIO: sei quindi giunto al momento tanto atteso: la ricerca di un editore per la pubblicazione. Se non sei certo di saper presentare te stesso e il tuo libro nel modo corretto, affidati a un agente letterario che curerà i tuoi interessi e ti presenterà con professionalità, aumentando notevolmente le tue chance di pubblicazione.

NON AVERE FRETTA: ogni cosa a suo tempo. I risultati migliori si ottengono con fatica e dedizione e tutto ciò implica tempo. Non assillare il tuo editor, l’agente letterario o l’editore con richieste continue. Collabora con loro per ottenere il meglio dal tuo libro e sarai certo del risultato finale.

PUBBLICIZZA LA TUA OPERA: per farti conoscere e per pubblicizzare la tua opera devi metterti in gioco e fare tutto ciò che ti è possibile tramite social, forum letterari, e passaparola. Non restare immobile, sperando che l’editore si occupi di tutto.

 

In conclusione, se vuoi tentare di raggiungere obiettivi concreti nel mondo editoriale devi presentarti con umiltà e propositività, instaurando collaborazioni costruttive con gli esperti del settore nella consapevolezza che probabilmente il tuo libro non diventerà un bestseller. Meglio aspirare alla vetta più bassa e riuscire inaspettatamente a salire un po' più in alto che puntare alla sommità più elevata e rendersi conto di non poter nemmeno iniziare la scalata perché non si è adeguatamente equipaggiati.

Solo così potrai avere reali soddisfazioni ed evitare cocenti delusioni.

Affidarsi a un ghostwriter per scrivere un libro significa affidare i propri pensieri a un estraneo nella speranza che sappia coglierne il vero significato. Se parliamo di autobiografie, tutto ciò si amplifica poiché è la propria storia di vita ad essere svelata, insieme a pensieri, dolori e gioie, desideri e speranze. Il rapporto tra ghostwriter e committente deve quindi essere di estrema fiducia e di stima reciproca: il committente dovrà sentirsi libero e sicuro di poter esprimere sé stesso in toto e solo così lo scrittore riuscirà a entrare in sintonia con il cliente e a calarsi nella storia che dovrà mettere nero su bianco.

Il ghostwriter si trasforma quindi in un vero e proprio confidente a cui si raccontano vicende, aneddoti, pensieri e stati d’animo spesso mai confessati a nessuno e rimasti segreti per tutelare sé stessi o altri.

Mi è capitato più volte di scrivere storie complicate e non sempre si è rivelato semplice riuscire a esprimere con delicatezza e sensibilità ciò che mi era stato raccontato. Molte volte le emozioni devono essere filtrate dal ghostwriter perché potrebbero essere distorte dall’emotività o dall’eccessivo coinvolgimento di chi racconta e non è in grado di guardare con obiettività a ciò che è successo. In questi casi, quali sono le parole chiave per il ghostwriter? Discrezione, sensibilità e rispetto nell’approccio alle storie altrui, senza inquinarle con considerazioni e giudizi propri che potrebbero influenzare in modo errato il lettore e dare una chiave di lettura differente rispetto a ciò che voleva esprimere il committente. Il ghostwriter diventa quindi un vero e proprio confidente che si apre senza pregiudizi e con obiettività all’ascolto dell'altro per aiutarlo a liberarsi di tutto ciò che ha dentro. Solo così lo scrittore potrà far nascere una storia genuina, un racconto vivido e sferzante.

Prima di iniziare la stesura di un’autobiografia, spesso i committenti confessano di aver scelto questo percorso per liberarsi di un peso che li opprime e, altrettanto spesso, lo fanno sotto consiglio del proprio psicoterapeuta. Se da soli non si è in grado di scrivere un libro sulla propria esperienza di vita, farsi aiutare è una valida alternativa per rielaborare eventi difficili tramite la parola scritta.

Ricorda, il ghostwriter non è soltanto uno scrittore, ma una persona a cui affidare i propri pensieri e la propria storia. Valutalo con attenzione e valuta te stesso... Sei pronto a svelare la parte più nascosta di te?

Una delle domande più frequenti che mi sento rivolgere riguarda il divario tra preventivi per uno stesso servizio di editing e correzione bozze. Perché si possono ricevere proposte così diverse? La risposta è abbastanza semplice: non esiste un vero e proprio prezzario che debba essere rispettato da tutti, quindi ogni editor può attenersi a un proprio listino prezzi calcolato partendo dal prezzo medio richiesto per un servizio di editing e correzione bozze e poi adeguato secondo le proprie necessità. Giusto o sbagliato che sia, questo è il mercato e districarsi in questa giungla non è sempre facile.

Se ti stai chiedendo come evitare fregature e come scegliere a chi affidarti, segui alcune semplici regole:

  • RICHIEDI ALMENO 5 PREVENTIVI: perché almeno cinque? Perché è l’unico modo per avere un’idea realistica dei prezzi e per poter fare una media che abbia davvero senso. Se chiedessi solo due o tre preventivi potresti correre il rischio che uno sia esattamente il doppio o il triplo dell’altro e saresti di nuovo punto e a capo. Ma con almeno cinque preventivi potrai facilmente calcolare una media realistica dei prezzi e trarne ovvie conclusioni.
  • EVITA GLI ECCESSI: prezzi troppo alti o troppo bassi? Non fidarti di chi ti propone preventivi stracciati poiché spesso denotano la poca esperienza e le dubbie capacità dell’editor. Potrebbero essere preventivi di giovani che studiano o che fanno altri lavori e tentano di arrotondare fingendosi editor e scrittori. Chi invece propone prezzi alti e completamente fuori mercato potrebbe voler approfittare dell’inesperienza del cliente. Quindi, calcola una media e scarta i preventivi che si discostano troppo da lì. Ma ricorda, meglio comunque propendere per preventivi medio-alti.
  • AFFIDATI A CHI HA UN SITO INTERNET: sembra scontato ma non lo è. Chi ha un sito internet, una partita iva, mail aziendali dimostra di svolgere questo lavoro a tempo pieno e non per arrotondare o per passatempo.
  • VALUTA I TEMPI DI RISPOSTA: rispondere a una richiesta informazioni dopo tre o più giorni può voler dire solo due cose: o si è oberati di lavoro a tal punto da non trovare nemmeno il tempo per rispondere, e in questo caso ci sarebbe da domandarsi come si possa svolgere un incarico con la giusta attenzione, o non si lavora con la serietà necessaria. Un tempo ragionevole di risposta varia da alcune ore a non più di due giorni.
  • VALUTA LA PROFESSIONALITÀ DELLA RISPOSTA: prestare attenzione all’impostazione della mail e alla quantità d’informazioni ottenute è sempre un buon metodo per valutare chi abbiamo di fronte. Più la mail è scarna sia da un punto di vista stilistico sia contenutistico, più avrai maggior probabilità di trovarti di fronte a una persona poco attenta e priva di quella professionalità che questo mestiere richiede.

In conclusione, se stai cercando un servizio di editing e correzione bozze professionale e di qualità, non lasciarti convincere solo dal prezzo, ma valuta attentamente tutti quei piccoli dettagli che possono fare la differenza.

Ricevo spesso mail di richiesta informazioni nelle quali persone che hanno scritto un libro si rivolgono a me per un servizio professionale di editing o di correzione bozze. Ma conoscono esattamente la differenza tra i due servizi? Molto spesso no ed è per questo che ho deciso di dedicare questo breve articolo a un argomento che credo interessi a molti scrittori esordienti: la differenza tra editing e correzione bozze.
Vediamola insieme:

  • EDITING: è una revisione approfondita del testo che consente di renderlo fluido nel linguaggio, ben strutturato nella trama e coerente nei contenuti e nella struttura, ponendo particolare attenzione ai personaggi e alle loro azioni, che devono necessariamente essere in linea con il loro profilo psicologico.
    L’editing quindi interviene sui contenuti e sul loro sviluppo.
  • CORREZIONE BOZZE: è la rilettura attenta del testo, parola per parola, che mira a scovare e correggere eventuali errori grammaticali e di sintassi, refusi, errori nella punteggiatura, doppi spazi.
    La correzione bozze non interviene sul contenuto, ma sulla forma.

Ha senso quindi che editing e correzione bozze siano slegati tra loro?

A mio avviso no, ed è per questo che unisco sotto la stessa voce entrambi i servizi e propongo un prezzo unitario. Credo infatti che un buon editor debba necessariamente analizzare e intervenire sul testo in entrambi i modi, partendo dall’editing e concludendo con un’attenta correzione bozze. Solo così si avrà uno scritto curato, ben strutturato e corretto anche dal punto di vista grammaticale.

La prima domanda che mi viene rivolta dagli autori in cerca di pubblicazione è proprio questa: quanto tempo dovrò aspettare per ricevere una risposta dall’editore? Positiva o negativa che sia ovviamente, perché ci si aspetterebbe comunque una risposta. E invece non è sempre così. Ma andiamo con ordine.

Avrò conferma che la mia mail sia stata ricevuta e il manoscritto preso in carico da qualcuno?
La risposta, nella maggior parte dei casi, è no. Ogni giorno gli editori ricevono decine di scritti da aspiranti scrittori che vorrebbero vedere pubblicata la propria opera. E qui ci troviamo di fronte al primo silenzio – assenso? – della maggior parte delle case editrici che sceglie di non confermare nemmeno la ricezione della mail e l’autore deve quindi affidarsi fin da subito alla speranza. Se da un lato può essere comprensibile non poter dare risposta a tutti, dall’altro esiste un metodo veloce ed efficace che potrebbe tranquillizzare l’autore e fornire un’immagine meno distaccata degli editori: le cosiddette risposte automatiche. Basterebbe un semplice “Abbiamo ricevuto la sua opera. In caso di valutazione positiva sarà ricontattato quanto prima. Grazie per averci scritto” e, a mio avviso, tutto suonerebbe più professionale, meno impersonale. Invece ciò non succede quasi mai.

E in caso di valutazione negativa, sarò avvertito? Mi spiegheranno le ragioni del rifiuto?
La risposta è ancora una volta NO. In caso di valutazione negativa, nessuno si prenderà la briga di mandarti una mail per comunicartelo né ti verranno spiegate le ragioni di tale esito. La NON RISPOSTA entro il tempo massimo segnalato sul sito della casa editrice è già di per sé – almeno secondo loro – una risposta esaustiva: "Per noi la tua opera non è valida di pubblicazione per X motivi che non siamo tenuti a comunicarti. Arrivederci e grazie". Un modo di comportarsi poco educato e professionale penserà qualcuno, ma ragionando sulla mole di scritti che gli editori ricevono ogni giorno, sarebbe davvero complicato e dispendioso sia in termini economici sia di tempo poter rispondere a tutti. In fondo, le case editrici sono delle aziende e come tali si comportano.

Veniamo ora alla questione più spinosa: quali sono i tempi di un’eventuale risposta positiva?
Se sarai tra i fortunati talentuosi a cui verrà proposta la pubblicazione, i tempi per ricevere una risposta positiva varieranno solitamente tra i due e i nove mesi. Lo so, sembra un tempo interminabile, ma scovare un nuovo talento letterario tra centinaia di proposte è un lavoro lungo e impegnativo. Non si può certo valutare un manoscritto in pochi minuti.

In conclusione, che tu abbia deciso di contattare gli editori da solo o avvalendoti di un agente letterario, l’unica cosa che devi fare è armarti di molta pazienza e credere fortemente nel tuo potenziale. In fondo, cos’è un’attesa di nove mesi in confronto alla soddisfazione di vedere pubblicato il proprio libro?

 

 

Cosa succede se decidi di pubblicare il tuo romanzo con lo stesso titolo di un libro già esistente?

Niente paura! Sono cose che succedono in ogni campo creativo e non sono rari i casi in cui film, canzoni, romanzi, dipinti portano lo stesso nome. I titoli, infatti, non sono protetti da un copyright che ne vieta l’utilizzo e questo perché, spesso, il titolo è indicativo dell’argomento di cui il libro tratta. Dunque, non è impensabile che un libro su un dato argomento porti anche uno specifico titolo, magari dato da una parola comune, identico ad altri libri che trattano lo stesso tema.

Ad esempio: se scriviamo la storia di un uomo che ha partecipato alla resistenza italiana contro il nazifascismo, “Il partigiano” potrebbe essere un titolo lecito e più che adeguato ma, proprio per questo, ci sono buone probabilità che sia già stato utilizzato. Nonostante ciò, nulla ci vieta di adoperarlo: perché intitolarlo diversamente se è di questo che il libro parla?

Molto diverso, invece, sarebbe intitolare il nostro libro “Il partigiano Johnny”, in quanto il nome Johnny fa parte di un’associazione creativa voluta, cercata, ideata dall’autore Beppe Fenoglio. In questo caso, la pretesa che si tratti di un caso è piuttosto forzata. Un titolo come “Divina Commedia”, sebbene non sia registrato, non può che rimandare all’opera di Dante Alighieri. Il riferimento è ovvio, diretto e preciso e usare questo titolo non può che risultare una scelta sconveniente e poco oculata.

Spesso, quando si ode una melodia già sentita, si usa dire che le note sono sette e che è normale incorrere in uno stesso passaggio musicale. Similarmente, avere la stessa idea e di conseguenza usare una stessa parola come titolo è più che plausibile.

Sicuramente, più un titolo è elaborato, magari composto da una frase o da un nome proprio o inventato, meno probabilità ci sarà che sia già stato utilizzato o che verrà utilizzato in futuro.

Sfido a trovare due libri intitolati “Uno, nessuno e centomila” perché, certamente, questo titolo è indicativo dell’opera di Luigi Pirandello e di nessun’altra. Quindi, per evitare accuse di plagio o se, semplicemente, non vogliamo che la nostra opera porti il nome di un’altra, basta usare qualche piccolo accorgimento. Per esempio, fare delle ricerche sul web, dove ormai è possibile trovare qualsiasi cosa, è senza dubbio il sistema più utile e veloce, soprattutto adoperando canali “mirati” come Google Books, Amazon Libri, o altri siti che operano come archivi letterari.

Quindi, pubblicare un libro con un titolo già esistente si può? La riposta è sì, anche se rimane preferibile optare per l’originalità scegliendo un titolo mai utilizzato prima.

Quando si scrive un romanzo, può capitare di inserirvi parte del proprio vissuto. È normale, quasi inevitabile, che le nostre esperienze influenzino la scrittura e vengano riportate, più o meno esplicitamente, all’interno della narrazione.

Può dunque succedere che l’autore inserisca, sebbene inconsciamente, parte della propria vicenda personale all’interno del testo, con riferimenti involontari a persone conosciute oppure a luoghi frequentati e fatti vissuti. Allo stesso modo, elementi appartenenti alla realtà e al proprio vissuto personale, possono diventare una fonte a cui l’autore attinge volutamente, apportando le dovute modifiche così che eventuali persone, luoghi e accadimenti non siano direttamente riconoscibili e riconducibili.

Il discorso è ben diverso qualora si tratti di romanzi a carattere storico, che presentano necessariamente personaggi realmente esistiti, addirittura storicizzati, o di autobiografie e raccolte di memorie, poiché, in questi casi, ciò che stiamo scrivendo ha la peculiarità e prerogativa di essere cronaca del reale, per cui il riferimento diretto diventa inevitabile.

Cambiare nome, età, provenienza, o variare in qualche modo la situazione, sono operazioni narrative da sempre esistite nella scrittura di un romanzo: che sia per una sorta di rispetto della privacy o per mantenere una certa originalità rispetto alla citazione diretta, cambiare il nome mantenendo le solite caratteristiche o operare mescolanze di diversi elementi tratti dal reale può essere un trucco efficace per “confondere” le idee.

Molti personaggi e vicende all’interno dei romanzi più noti, si sa, sono stati ispirati da persone vicine o conosciute e fatti realmente accaduti. Questi riferimenti alla realtà sono tanto più frequenti quanto più la narrazione è realistica, calata nella contemporaneità e vicina all’autore, mentre risultano molto più rari, sebbene non improbabili, quando il racconto è di genere fantasy, horror o fantascienza. Dunque, per quanto un romanzo possa essere totalmente inventato e frutto di fantasia, è normale che chi scrive riversi nelle pagine parte della propria vita, delle proprie esperienze, ricordi, memorie, incontri e conoscenze.

Per concludere, ecco le parole della famosa scrittrice Elena Ferrante, in uno stralcio d’intervista che riporto a mo’ d’esempio:

Domanda ovvia ma obbligatoria: quanto c’è di autobiografico nella storia di Elena? […]

«Se per autobiografia intende attingere alla propria esperienza per nutrire una storia di invenzione, quasi tutto. Se invece mi sta chiedendo se racconto le mie personalissime vicende, niente. […]» 

 

 

Chiunque tenti di scrivere un romanzo o altro genere di testo spesso si domanda se il proprio stile di scrittura e la propria storia siano davvero originali o frutto di qualche interferenza esterna. Può accadere infatti che ciò che leggiamo influenzi la nostra scrittura. In alcuni casi è davvero inevitabile che il nostro modo di scrivere o i contenuti che vogliamo narrare vengano ispirati dalle letture che più ci appassionano, creandone un involontario riscontro nelle nostre produzioni.

In realtà, non si tratta di un’ispirazione volontaria, bensì di un’influenza inconscia che subiamo in maniera passiva soprattutto quando veniamo risucchiati da una narrazione che poi, senza rendercene conto, facciamo nostra. Ci piace uno stile, un’atmosfera ed ecco che li riportiamo nel nostro testo. È normale. Altre volte, invece, una singola vicenda o descrizione può fungere da input e scatenare in noi un flusso di pensieri e dunque dare il via alla scrittura. Oppure, ancora, l’appropriazione potrebbe riguardare il modo in cui un testo è organizzato e suddiviso, con un certo ordine cronologico.

Ciò di cui stiamo parlando non è plagio e non è nemmeno un riferimento diretto, bensì una forma di ispirazione che noi utilizziamo per la nostra creazione, così come accade con altre suggestioni provenienti dal quotidiano, siano esse immagini, suoni, situazioni, esperienze, film…

A volte siamo talmente risucchiati dalle nostre letture che rischiamo di non riuscire a distaccarci da certe dinamiche appartenenti a un genere o a un autore. Per non correre il rischio di fissarci troppo o creare una copia, spesso brutta, di altri romanzi, e per far emergere al meglio la nostra originalità, sarebbe ottimo avere la capacità di saper utilizzare gli stimoli a proprio vantaggio. Questa influenza, comunque, non deve essere per forza vista come negativa: fatto nella maniera giusta, dunque evitando di produrre delle copie di bassa qualità o riconoscibili in quanto copie, prendere ispirazione può portare a ottimi risultati.

Il segreto per scrivere un romanzo davvero originale? Non focalizzarsi su un genere, uno stile, un autore, ma spaziare e nutrire la nostra conoscenza e le nostre letture nella maniera più variata possibile per poter avere più materiale da cui attingere.

Quando scriviamo di getto non sempre il testo che produciamo, la cosiddetta prima bozza, si presenta già in una forma buona, accettabile e definitiva. Ciò dipende dalla nostra padronanza del linguaggio e dalla coerenza di fatti, descrizioni, dialoghi e della trama in generale.

Spesso, tuttavia, può succedere che questa prima idea e il modo in cui è stata scritta risultino perfetti fin da subito e che una successiva ed eccessiva riflessione rovini la spontaneità del nostro scritto: ci rimuginiamo sopra, cambiamo la frase molte volte fino a farla suonare troppo artefatta e così finiamo per tornare all’idea di partenza, forse grezza e primitiva, ma più genuina. Un buon equilibrio tra forma e sostanza è quindi la soluzione ottimale.

Scrivere una storia di getto, infatti, può generare imprecisioni che solo un accurato lavoro di editing può risolvere.

Ciò che sicuramente va studiato in maniera più “scientifica” è la trama, che deve risultare coerente in ogni suo punto, mentre le descrizioni possono essere dettate da un flusso più spontaneo. Più libertà di margine si ha invece nei dialoghi, che hanno il compito di rendere la narrazione ancora più reale e viva conferendo quella dose di movimento che fa risultare il testo meno ingessato. Molto spesso i dialoghi scritti di getto funzionano proprio perché più naturali.

È vero che la prima bozza presenta un carattere più “sentimentale”, esente della freddezza matematica conferita dalla revisione: l’idea primigenia, infatti, proviene direttamente dalla nostra creatività e per questo risulta più brillante, più pura. Quando poi rimaneggiamo il testo mettendolo “in bella” il rischio è che la narrazione perda quella freschezza e spontaneità con cui era stata partorita.

L’editor e il ghostwriter possono aiutare proprio in questo, a pulire le sbavature, correggere le incoerenze e dare maggior ordine pur mantenendo un certo “calore” narrativo.

Una rilettura esterna e meno coinvolta è fondamentale per capire dove il testo non funziona. Solo così si potranno apportare tutte quelle modifiche necessarie a rendere la storia davvero perfetta con un buon lavoro di editing.

Il self-publishing consiste nell’autopubblicazione del proprio manoscritto, senza avvalersi della mediazione di un editore. Nel caso di autoedizione, infatti, l’autore dovrà occuparsi autonomamente di tutte quelle fasi di cui, solitamente, è la casa editrice a farsi carico, avvalendosi di professionisti della pubblicazione.

Internet e le nuove tecnologie, in particolare la piattaforma Amazon tramite Kindle Direct Publishing, ci danno la possibilità di pubblicare in maniera autonoma, senza troppa fatica, seguendo alcuni passaggi essenziali per creare l’impaginazione, la copertina, l’indice, la quarta di copertina ed infine per promuovere il testo. Però, ciò che spesso sfugge ai non addetti ai lavori è il fatto che tutte queste fasi siano di fondamentale importanza e richiedano un impegno e un’attenzione particolari. Un semplice esempio? La sinossi, che comporta un lavoro di sintesi e critica molto delicato, teso a realizzare un piccolo testo che faccia capire, in maniera breve e accattivante, il contenuto del libro, senza rivelarne troppo la trama. Come per tutto il testo in generale, per realizzare la sinossi sarebbe meglio consultare un professionista che possa trovare l’essenza del nostro libro in base a ciò che ha letto.

È quindi consigliabile non ricorrere all’aiuto di un editor almeno durante la fase di scrittura? 

Ovviamente no. Anche se spesso si tende a voler fare tutto da soli, un lavoro di editing professionale sul testo rimane sempre la scelta migliore per rendere il manoscritto perfetto sotto tutti i punti di vista e per evitare così spiacevoli errori che potrebbero compromettere la riuscita del vostro progetto. D’altronde, se fosse vero che possiamo fare tutto da soli, perché dovrebbe mai esistere chi della pubblicazione fa un vero e proprio lavoro?

Infine, non dimentichiamo un’altra insidia del self-publishing, che risiede proprio nella possibilità per chiunque di pubblicare qualsiasi cosa. Senza un’adeguata cernita qualitativa infatti, l’offerta diventa troppo vasta (e ancor più spesso di qualità discutibile), quindi non sarà semplice né per l’autore vendere e farsi conoscere né per il lettore scegliere e dunque comprare.

Self-publishing sì o no? A voi la scelta, ma non sottovalutate l’aiuto di un editor professionista. 

Il momento successivo alla pubblicazione di un libro è quello in cui, inevitabilmente, riversiamo ogni nostra aspettativa, credendo di raccogliere finalmente i frutti delle nostre fatiche. Se abbiamo lavorato bene, sia in fase di scrittura che in fase di promozione, non c’è motivo di credere che non sia così, ma dobbiamo essere consci del fatto che il successo non arriva nell’immediato e restare con i piedi per terra per non incorrere in quella che potremmo definire come depressione post-pubblicazione.

Quando riusciamo finalmente a pubblicare il nostro libro esultiamo come se, da quel momento in poi, la strada fosse in discesa e come se tutto il nostro lavoro venisse improvvisamente ripagato. In realtà, e con ogni probabilità, questa gratificazione non si paleserà subito ma ci metterà del tempo prima di arrivare. Senza rendercene conto, il momento più bello e intenso è stato quello della scrittura, quando il picco di adrenalina era ancora alto per via della tanto attesa pubblicazione e delle aspettative ad essa correlate. Infatti, chi vive la pubblicazione come un traguardo, e non vede l’ora di ricevere il suo premio, deve fare i conti con una realtà che si rivela ben diversa da quella prospettata. Non è raro che subentri una sensazione di fallimento e delusione che porta ad abbandonare l’entusiasmo precedentemente provato.

Il grande sforzo e impegno profusi durante la scrittura e in fase di pubblicazione – con azioni che vanno dalla ricerca dell’editore e delle modalità editoriali più adeguate, allo studio di una promozione che porti a risultati ben calcolati – ci tengono su di giri, ci fanno sognare in grande, portando in alto le nostre aspettative. E se, in un primo momento, ci sembra che queste vengano disattese? Ecco che piombiamo in un mood di frustrazione, non solo perché l’aspettativa è delusa ma anche perché passiamo da una fase frenetica a una di stasi e attesa, in cui dobbiamo solo aspettare e osservare ciò che avviene.

Qualche consiglio utile per evitare o ridurre la “depressione post-pubblicazione”?

  • Ripeti a te stesso che la pubblicazione non è il traguardo, ma l’inizio di una nuova fase dello stesso percorso, quindi raccogli l’entusiasmo e le energie e impegnati al massimo.
  • Ricorda: nessuno scrittore esordiente ha raggiunto una buona fama o un relativo successo nel periodo immediatamente successivo alla pubblicazione. Ci vogliono tempo e impegno.
  • Pensa che la parte più eccitante del lavoro è appena iniziata: farai molte esperienze nuove e col tempo potrai crearti un tuo pubblico di affezionati lettori.
  • Pubblicizza il tuo scritto più che puoi, sfruttando molto i social.
  • Chiedi all’editore di organizzare molte serate di presentazione.
  • Ascolta attentamente le critiche e falle tue: ti serviranno per migliorarti.
  • Sfrutta il momento creativo e l’adrenalina rimasta immediatamente dopo la pubblicazione per riprendere a scrivere.

In fondo, solo chi lavora sodo e non si abbatte raccoglie i frutti delle proprie fatiche!

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